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martedì 11 novembre 2014

"Un viaggio nello spazio tra delocalizzazione ed integrazione culturale" - 21 nov 2014

A Pescara il prossimo 21 novembre alle ore 17 presso l’Aeroporto Internazionale d’Abruzzo, l’Associazione Italiana Direzione del Personale Abruzzo & Molise presenta un evento fuori dai confini: un viaggio nello spazio.
Dove lo spazio rappresenta la nazione scelta da un’azienda per investire all’estero. L’avventura del viaggio parte sempre con delle idee preconcette su ciò che ci attenderà, ma quali prove aspettarsi effettivamente da un’attività di internazionalizzazione lo spiegano in pochi.
Le contaminazioni culturali, l’avvicinamento interculturale tra i popoli diventano la quotidianità per chi si apre allo spazio, al mondo esterno. Come affrontarle in modo vincente, facendo delle diversità il punto di forza di un team e dell’immagine aziendale, lo racconteranno: Antonio Migliardi, Amministratore unico Alignment Srl, per il modello brasiliano, Fausto Di Vincenzo, Ricercatore di Organizzazione Aziendale, per il modello asiatico e Roberto Zecchino, Vice Presidente HR Europa – Gruppo Bosch, per il modello europeo. Ad accompagnarci in questo viaggio tra i continenti sarà Enrico Bertolino, conduttore e showman irriverente, che sulla “differenza” ha sempre basato il suo successo.
Ironia e professionalità quindi guideranno il confronto tra culture e popoli, modelli d’impresa e visioni del mondo.

Per adesioni ed informazioni: segreteria@aidpabruzzoemolise.it      www.aidp.it 

sabato 10 maggio 2014

È possibile cambiare la concezione del tempo sul lavoro? Aidp A&M risponde con l’evento “Viaggio nel tempo”

“Nessuna cosa ci appartiene, soltanto il tempo è nostro” Seneca.                

Il tempo è una variante strategica che fa la differenza nelle scelte professionali.
Si impara a gestire il tempo e a dargli il suo corretto valore sin da giovani. Ne è convinta Cinzia Rossi, titolare della Cross Srl, che con il fattore tempo si confronta ogni giorno,occupandosi di transizioni professionali dei lavoratori. “Più tempo utilizzi, più tempo acquisti”, questo il suo monito per tutti quei ragazzi che ancora oggi vivono la crescita come delle tappe sequenziali e non simultanee,non riuscendo a conciliare studio e lavoro, ma attendendo che sia l’età anagrafica a dargli l’inclusione nelle tappe della vita. Proattività e tenacia, chiarezza progettuale ed ottimizzazione del tempo, sono invece le attitudini vincenti per un giovane del XXI secolo.
La concezione del tempo e del tempo da dedicare al lavoro, sostiene Elisa Antonioni, Vicepresidente AIDP A&M, è fortemente cambiato da quando nel 1870 si riteneva che si dovesse lavorare “dal sole al sole” ovvero dall’alba al tramonto. L’irrompere del progresso industriale, lo sviluppo della terziarizzazione e del mondo informatico, hanno completamente trasformato la concezione del tempo del lavoro. Oggi in 40 ore settimanali il lavoratore deve poter garantire flessibilità e pragmaticità, riuscendo a conciliare la vita professionale con quella privata. A dare valore al tempo oggi, è il raggiungimento degli obiettivi, non il calcolo quantitativo del tempo trascorso in ufficio. Convinto sostenitore di questa impostazione del lavoro è anche Raffaele Credidio, Presidente AIDP A&M, che analizzando da HR i bisogni dei lavoratori e dell’azienda, evidenzia la necessità di cambiare il paradigma tempo- lavoro nelle imprese. Si dovrebbe infatti remunerare l’operato dei dipendenti in virtù  del raggiungimento degli obiettivi, non del tempo che hanno impiegato. Oggi, infatti, l’informatizzazione regala al lavoro duttilità ed autonomia gestionale, relegando al luogo fisico un’importanza secondaria.
Ma il diritto del lavoro come concepisce le variabili ore lavoro e raggiungimento obiettivi?
Andrea Bonanni Caione, managing partner di LabLaw Pescara, spiega come la retribuzione paghi il tempo che il lavoratore mette a disposizione del datore di lavoro; questo tempo deve avere un limite per la tutela psicofisica del lavoratore.
Ciò che oggi invece servirebbe alle imprese sarebbe trasformare il lavoro stesso in un fattore di produzione, che in quanto tale necessiterebbe di un costo quantificabile ma in funzione di un risultato. Questo farebbe sì che le otto ore giornaliere, omogenee in tutti i comparti produttivi d’impresa, fossero rimodulate sulle effettive necessità industriali di ogni singola realtà. Ad oggi la contrattazione di prossimità è l’unica, che in termini di legge, consenta alle imprese di formulare i contratti di lavoro in base alle reali necessità produttive.
La fattibilità di concepire il tempo del lavoro in relazione al raggiungimento degli obiettivi, la stanno già sperimentando sia la Fater che la Tetra Pak Packaging Solution, rappresentate dai loro HR,Gianluca Nardone e Gianmaurizio Cazzarolli.
L’aumento di qualità del lavoro portato a termine ed un maggiore senso di appartenenza all’azienda sono i risultati raccolti dalla Fater in seguito all’abolizione della timbratura dei cartellini nel Headquarter e dall’introduzione dell’ orario flessibile nei turni di  produzione. Certamente, afferma il Dott.Nardone “ un personale preparato e qualificato è imprescindibile per poter proporre team flexibility e time flexibility”.
L’esperienza riportata dall’Ing. Cazzarolli conferma la validità di un sistema di lavoro flessibile, già utilizzato da tempo dalla Tetra Pak, in cui una visione lungimirante della gestione del personale, in modo particolare di quello femminile, hanno concesso all’azienda una responsabilizzazione dei dipendenti, un controllo informatico dei lavori eseguiti dal personale e l’introduzione del teleworking. “È indubbio che un controllo degli obiettivi raggiunti a fronte delle ore di lavoro utilizzate, richieda un’elevata competenza da parte dei dirigenti, chiamati a valutare i risultati”. Anche questo aspetto diviene così valore aggiunto d’impresa.
Il lavoro flessibile non è comunque una prerogativa d’impresa, perché come evidenzia, il critico d’arte Luca Beatrice “nell’arte il tempo giustifica l’opera d’arte!” La duttilità del lavoro è sempre appartenuta al mondo dell’arte e della cultura. I tempi dell’artista quindi potrebbero diventare quelli dell’impresa, con una nuova concezione del bello.

AIDP A&M vi aspetta, per continuare a crescere per piacere, al proprio congresso nazionale a Bergamo dal 23 al 24 maggio 2014 dedicato alle “Risorse della Terra”. (Elena Prizzi)

venerdì 18 aprile 2014

"IL GUSTO" Quando la forma supera la sostanza.


"IL GUSTO" Quando la forma supera la sostanza.
5' Evento AIDP  A&M : HR in tutti i sensi.

“Si chiamano sapori le sensazioni specifiche dettate dal senso del gusto” ed AIDP Abruzzo e Molise fa assaporare il gusto del ruolo dell’ HR d’impresa, mixando l’arte del fare le cose con gusto in azienda con quella dei cuochi in cucina.
Marco Dau -3G SpA
Fare l’HR dunque non è solo questione di sostanza, ovvero  di gestione efficace degli uomini di un’ azienda ma anche di gusto nel proprio lavoro, di forma!
Come ricorda il Presidente AIDP A&M, Raffaele Credidio, il termine gusto ricorre spesso nel nostro frasario quotidiano: avere gusto, levarsi il gusto, per il gusto di, ecc. eppure spesso chi deve comunicare questa positività del fare, non la lascia percepire o non la sa stimolare negli altri, mancando nella comunicazione. Il gusto del fare e la capacità di trasmettere motivazione e positività, è il primo ingrediente per un Hr di successo.
Ma per essere un riferimento di una collettività aziendale occorre avere anche il gusto per la diversità, per ciò che è differente dal nostro modo di pensare e di impostare il lavoro. Le multinazionalioffrono ai propri dirigenti l’opportunità di interagire con manager di diverse culture sociali e professionali in grado di arricchire il patrimonio umano aziendale.
Tuttavia è indiscutibile che ciò che è bello, accattivante nella forma, espressione di arte e di armonia delle linee, non conosce confini geografici. Il gusto del bello e l’attenzione per l’aspetto estetico hanno veramente valore se abbinati alla sostanza, all’efficienza del prodotto o servizio: lo sapeva bene Steve Jobs.  Vivere circondati dal bello, da paesaggi stimolanti è un altro fattore di forza del senso del gusto.  Chi ha il compito di valorizzare le persone, continua Credidio, deve avere anche il coraggio di scegliere il bello, soprattutto se questo può impattare sul benessere e conseguentemente sulla produttività delle persone.
Noi italiani inseguiamo la bellezza e abbiamo gusto, lo sa per esperienza diretta il Dott. Marco Dau, General Director della 3G Spa e Chef di cucina. Coniugare l'arte del management e del risultato con il gusto richiede doti da chef stellato "Serve ordine, capacità di delega, sincronismo, rapporti funzionali e gerarchici tanto nella brigata di cucina quanto nel team aziendale."
Il verbo gustare, secondo l’esimia Enciclopedia Treccani, significa “avvertire e distinguere il sapore di qualcosa”. L’assaggio è sicuramente il momento più importante, più delicato, che coinvolge tutti i sensi e dà il via alla percezione del mondo esterno, di ciò che sentiamo ed immaginiamo. Il gustare  in azienda , secondo il Marco Dau, è da intendersi come attenzione al piacere, come attenzione agli equilibri, all’armonia dell’ambiente, delle relazioni e dei colori.
La sua passione per la cucina gli ha insegnato a coniugare arte e bellezza, colori e profumi, occhio e gusto.
Per Marco Dau la sensibilità al gusto porta all’evoluzione, al bene sociale. Lo dimostra la storia e lo evidenziano gli esempi lungimiranti di grandi aziende come  TOD’S, NESTLE e GLASSDOOR che hanno fatto del welfare d’impresa il loro punto di crescita e "Chi comprende che è in atto questo cambiamento può    ancora competere".
L’augurio quindi di AIDP A&M non può che essere quello di assaggiare, di testare le Vostre realtà d’impresa e di vita quotidiana, cercando di recuperare il senso del gusto e la piacevolezza del bello. (Elena Prizzi)

AIDP crescere per piacere

venerdì 20 dicembre 2013

HR in tutti i 5 sensi: “Come ascoltare i segnali che provengono dall’organizzazione?”

“La tecnica è comunicazione: le due parole sono sinonimi nei direttori d'orchestra.”
Leonard Bernstein

Gestire l’armonia dei talenti e le distinte voci orchestrali richiede orecchio e proprio agli
esperti musicali dell’ascolto, si è rivolta AIDP Abruzzo e Molise, per comprendere come prestare attenzione ai segnali di un’organizzazione. Il protagonista di questo incontro sensoriale è l’udito e la sala d’ascolto il Conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara.
La chiave di volta o di violino dell’incontro è l’analogia tra un direttore d’orchestra ed un HR d’azienda. Così come il direttore deve essere un grande comunicatore, un coordinatore di talenti, nonché  il modello di riferimento per impostare l’idea del suono che si vuole realizzare, con altrettanta flessibilità, il direttore delle risorse umane deve esserlo in azienda. Entrambe devono conoscere le parti di tutti i componenti del gruppo, valorizzandone le peculiarità e cogliendone gli errori. I singoli musicisti tanto quanto i dipendenti devono imparare a lavorare all’unisono, attenendosi al proprio ruolo ed al ritmo della squadra.

“Il gruppo musicale nasce da musicisti abituati a lavorare singolarmente, a suonare il proprio strumento, scelto tra l’altro o per attitudine o per induzione”, come spiega il Prof. Giorgio Bafile, docente di Didattica presso il Conservatorio di Pescara, al microfono di Sara Cocomazzi, socia AIDP. “L’attitudine dell’allievo, infatti, non viene vagliata o sensibilizzata dai professori, ma la si lascia maturare nell’indole del musicista, non intervenendo neanche sul piano motivazionale”. Nella formazione di un’orchestra, pertanto, diviene essenziale scegliere musicisti con un livello professionale omogeneo, in cui le attitudini musicali dei singoli si fondano con successo in quelle degli altri. Né solisti, né voci fuori coro. “L’orchestra non è solo un gruppo musicale_ osserva Bafile_ è un’Istituzione composta da professionisti”. “L’arte del direttore risiede proprio nella sua capacità di ascoltare, integrando e coordinando le voci di ogni singolo strumento, suonato da ogni specifico musicista.

Per cogliere l’immediatezza del  lavoro di un gruppo musicale, il Maestro Giorgio Fabbri ha “orchestrato” una diretta con tre musicisti, alle prese per la prima volta con uno nuovo spartito e con dei nuovi colleghi con cui fare squadra (flautista Prof.ssa Lorenza Summonte, pianista Prof. Giorgio Bafile, saxofonista Stefano D’Astolfo).
Creato il team di lavoro ed identificato l’obiettivo da raggiungere, si è aperto così il sipario sulle analogie metodologiche tra il mondo musicale e quello d’impresa. I solfeggi dei singoli strumenti ricordano il vociare dei manager attorno ad un tavolo prima della riunione,  il fervore iniziale trova l’attimo di silenzio nel solista che dà “il La” all’incontro, tarando le note ed il senso del ritmo. Il momento dell’accordo è funzionale tanto per l’armonizzazione degli strumenti quanto per i tempi di intervento di tutte le voci. L’obiettivo dell’orchestra così come quello del team aziendale è quello di suonare tutti la stessa musica, con modalità, ritmi ed obiettivi comuni. Lo spartito deve essere lo stesso, i ritmi di ogni strumento e le singole velocità devono essere considerati nella visione del lavoro/pentagramma, per cogliere il reciproco punto d’incontro/accordo.
I musicisti non hanno paura di sbagliare, rientra nel gioco delle parti e non temono le innumerevoli prove e rifiniture, anzi è l’aspetto che più li esalta. Nel gruppo musicale la leadership è diffusa, ognuno cerca di non soffocare gli altri con la propria velocità, ma impara a gestire il ritmo altrui, ascoltandolo.

I musicisti superano i manager nella capacità di provare subito tutto lo spartito, di vedere dove li porta quella musica, sebbene le note risultino confuse e poco chiare, ancora da limare ed addolcire. Si studiano subito i punti critici, si vagliano le diverse performance strumentali, si fa attenzione all’inizio ed alla fine del brano, perché queste sono le parti che emozioneranno il pubblico antistante.


E così uno spartito inizialmente gracchiante, assume la voce desiderata dal suo compositore ed il progetto prende forma e potenza. Solo il fine ascoltatore saprà poi cogliere l’afflato dell’orchestra ed il talento dei singoli professionisti. Uno, nessuno, centomila. (Elena Prizzi)


giovedì 24 ottobre 2013

“HR in tutti i Sensi. Riflessioni sensate sul nostro lavoro" : “E’ giusto trattare i propri colleghi con tatto?”

Angelo Petrucci - Raffaele Credidio - Mario Morelli

Questa volta la matita protagonista non è quella del narratore ma quella dello stilista, che interpreta con raffinatezza e senso estetico l’eleganza italiana.  La morbidezza dei tessuti, la leggerezza delle stoffe e la comodità del capo Brioni che abbraccia perfettamente il corpo, hanno ispirato la seconda giornata AIDP Abruzzo e Molise, dedicata ai 5 Sensi. Oggi il nostro protagonista è il tatto.
A disegnare l’Alta moda maschile Brioni iniziarono nel 1945 a Roma, il sarto pennese Nazareno Fonticoli e l’imprenditore umbro Gaetano Savini, ispirandosi al paradisiaco arcipelago Brioni, meta del jet set dei primi del Novecento.
Suggestioni, unicità, ricercatezza e stile sono le caratteristiche di queste isole ed anche l’essenza stessa dei capi Brioni. Da Roma a New York il salto per l’atelier fu breve ed oggi in tutto il mondo, toccando ed indossando un loro abito si ha la sensazione di far parte di “un’isola che non c’è”.
In 220 passaggi i preziosi tessuti vengono trasformati, con tatto e minuzia, in un abito unico e senza tempo.
L’eccelso valore di quest’arte è rappresentata dal Chief Master Tailor, Angelo Petrucci, che con fierezza porta nel mondo l’alta qualità sartoriale dell’azienda Brioni. Oggi tutto in azienda parla del valore artigianale del lavoro e della professionalità del singolo dipendente. “Tutte le fasi di produzione svolte da centinai di mani sapienti (sarti, tagliatori, tecnici) mirano a valorizzare ed a rendere unico ogni singolo capo Brioni”, come evidenzia il Direttore HR Brioni, Mario Morelli.
Prendendo spunto dagli innumerevoli accorgimenti che si adottano per realizzare un capo, AIDP chiede metaforicamente ai suoi direttori del personale, se lo stesso tatto viene utilizzato nelle relazioni umane in azienda e se oggi abbia ancora senso parlare di tatto con i dipendenti.
Se è vero come cita , Dante D’Alfonso (Resp del Personale di McDonald’s Pescara), che spesso i leader sono visti in azienda “come grandi intimidatori, simili ai padri severi, i cui figli obbediscono mossi dal timore e dal desiderio di compiacerli”,  il Presidente AIDP Abruzzo è Molise, Raffaele Credidio, si domanda quando gli HR d’impresa smetteranno di trattare i propri dipendenti come bambini. L’approccio aziendale non è forse paternalistico, con i suoi numerosi divieti e permessi concessi solo se il dipendente obbedisce alle norme? Ed ancora, se come ricorda D’Alfonso, per Steve Jobs “tutto ciò che siamo sono le nostre idee ovvero le persone di cui ci circondiamo”, quando gli HR coglieranno l’opportunità che, secondo Credidio, l’attualità sta offrendo? Ovvero quando si aprirà la mente verso soluzioni alternative di gestione delle risorse umane, concedendo non rigide regole e procedure da seguire, appartenenti ad un modo di fare impresa che non esiste più,  ma dando obiettivi da raggiungere, orientando il dipendente verso la meta comune d’impresa e non verso il badge da vidimare ed i permessi da richiedere? Occorrerebbe quindi trovare un nuovo contatto con i dipendenti, attraverso idee innovative, specchio della vita di oggi, in cui non serve obbligatoriamente la presenza fisica in azienda per fare business ma basta un IPAD, un’email, una videoconferenza o un aereo.
 Quanto sia presente oggi la propensione al cambiamento verso i nuovi modi di lavorare, di concepire il valore di un dipendente a fronte delle potenzialità tecnologiche, AIDP Abruzzo e Molise lo sta provando a scoprire con un sondaggio interno, curato da Alberta Ranieri, Responsabile Amministrazione del Personale Auchan Pescara. Per proiettarsi effettivamente nel XXI secolo, nelle esigenze sociali di work balance,  nella reale concretizzazione dell’agognata qualità di vita, serve scoprire il nuovo modo di fare impresa e di organizzare il lavoro con-tatto. - (Elena Prizzi)