Cambio di Presidenza: passaggio del testimone Raffaele Credidio/Alfonso Orfanelli
martedì 5 luglio 2016
venerdì 27 maggio 2016
NOVE MOSSE PER IL FUTURO di Giuseppe Biazzo, Filippo Di Nardo
Il mondo è cambiato (e sta ancora
cambiando). Quante volte abbiamo sentito questa affermazione.
E con il mondo cambia anche il lavoro: spariscono dei mestieri, nascono dei nuovi, se ne trasformano altri. Non accettare ed adeguarsi ai cambiamenti sociali e/o lavorativi, vuol dire di fatto restare emarginati. Vito Gioia, cacciatore di teste, ha scritto un libro dal titolo “E’ facile trovare lavoro se hai voglia di lavorare”. Un titolo sicuramente provocatorio ed in fatti è proprio questo lo scopo, scuotere il lettore, renderlo attivo nella ricerca di un lavoro e non passivo. Vito Gioia afferma “ Molte persone non lavorano perché cercano il lavoro che non c’è, quel lavoro ideale che hanno sognato ma che il mercato non può più offrire, almeno in questo momento. Se invece cercassero il lavoro che c’è, cioè quello che il mercato chiede, avremmo meno disoccupati”.
E con il mondo cambia anche il lavoro: spariscono dei mestieri, nascono dei nuovi, se ne trasformano altri. Non accettare ed adeguarsi ai cambiamenti sociali e/o lavorativi, vuol dire di fatto restare emarginati. Vito Gioia, cacciatore di teste, ha scritto un libro dal titolo “E’ facile trovare lavoro se hai voglia di lavorare”. Un titolo sicuramente provocatorio ed in fatti è proprio questo lo scopo, scuotere il lettore, renderlo attivo nella ricerca di un lavoro e non passivo. Vito Gioia afferma “ Molte persone non lavorano perché cercano il lavoro che non c’è, quel lavoro ideale che hanno sognato ma che il mercato non può più offrire, almeno in questo momento. Se invece cercassero il lavoro che c’è, cioè quello che il mercato chiede, avremmo meno disoccupati”.
Faccio parte della generazione
nata negli anni settanta, una generazione “fuori posto” con alle spalle un boom
economico inaspettato ed un futuro che sembrava scandito dalla tecnicità. Mi
spiego meglio: negli anni 60/70 il mondo del lavoro e della formazione
richiedeva profili professionali tecnici che non si trovavano e richiedevano
alla scuola superiore una formazione concreta spendibile subito nel mondo del
lavoro (i licei infatti erano consigliati solo a chi voleva andare
all’università), nascono cosi gli “istituti tecnici” a vari indirizzi, tecnico,
industriale, amministrativo. Dalla metà
degli anni ottanta/novanta abbiamo assistito ad una sfornata di massa di
tecnici pronti ad entrare nel mondo del lavoro. Per una decina di anni le cose
sembravano funzionare bene. Poi il mondo è cambiato e tutto era “obsoleto”: la
formazione scolastica, l’handicap di noi italiani nella conoscenza soprattutto
della lingua inglese, nuove professioni richieste, lavoratori che si
ritrovavano con nozioni e competenze non più spendibili. “Nove mosse per il futuro” è un
libro molto interessante indirizzato principalmente ai giovani, ma che da
quarantenne, consiglio anche ai miei coetanei che sono ancora ancorati ad una
mentalità del lavoro che non esiste più. Quello che dovremmo fare è aprire gli
occhi al mondo, svegliarci dal sogno di un lavoro che magari per adesso non
c’è, dobbiamo invece capire in quali contesti possiamo mettere a frutto le ns
competenze. Puntare sulle ns passioni, gli hobbies e magari farle diventare
un’opportunità professionale. Per fare questo la parola d’ordine è
occupabilità, in inglese “Employability”. Stiamo passando dalla cultura della
difesa del posto di lavoro, sempre meno sostenibile, alla cultura
dell’occupabilità. Si tratta di tutte quelle pratiche che devono essere
attivate per facilitare la collocazione e ricollocazione al lavoro. Spostare il
focus sull’Employability significa garantire alle persone una continuità
lavorativa e professionale per l’intero arco della loro vita occupazionale,
puntando soprattutto sulle potenzialità di reimpiego piuttosto che in una
sterile difesa a oltranza del posto di lavoro. “Nove mosse per il futuro” indica
la giusta mentalità che occorre per affrontare un mondo del lavoro che è ormai
cambiato, sta cambiando e che nel futuro cambierà ancora. Buona lettura. (Dante D'Alfonso)
SCHEDA DEL LIBRO: Questo libro è rivolto a tutti i
giovani in procinto di cercare un lavoro. Non è, però, una cassetta degli attrezzi
utile per scrivere al meglio un curriculum vitae o per affrontare con il giusto
piglio un colloquio di lavoro. L’obiettivo decisamente più ambizioso è di far
breccia nel modo di pensare dei giovani, e di spronarli a mettere in gioco
determinati comportamenti per affrontare al meglio la sfida del lavoro dei
nostri tempi. Il libro si rivolge direttamente alle giovani generazioni per
aiutarle a comprendere meglio la realtà del mondo del lavoro di oggi,
contribuendo ad interpretarla, in modo da ricercarne opportunità piuttosto che
frustrazioni. Esistono tante possibilità e tante strade per realizzare se
stessi e sentirsi appagati. Quello che conta, però, è l’atteggiamento verso il
lavoro “Nove mosse per il futuro” indica la giusta mentalità che occorre per
farcela. (ed Guerini Next)
GLI AUTORI - GIUSEPPE BIAZZO fondatore e
amministratore delegato di Orienta SpA, una delle principali Agenzie per il
lavoro. Laureato in economia con un master in MBA presso l’Ipsoa di Milano, è
inoltre presidente di Ebitemp, l’ente bilaterale del settore della
somministrazione. E’ stato vicepresidente di Assolavoro – FILIPPO DI NARDO è un
giornalista specializzato sul mercato del lavoro e saggista. Direttore
responsabile di Kongnews.it. E’ autore televisivi di vari programmi sul mondo del
lavoro, tra cui Eureka.
sabato 14 maggio 2016
ETICA DEL LAVORO - Centralità della Persona e bene comune
ETICA DEL LAVORO - Centralità della persona e
bene comune
Hotel Serena Majestic –
Montesilvano, 6 maggio 2016
La nostra associazione AIDP
Abruzzo e Molise, ha sempre avuto
la consapevolezza del delicato ruolo di
“cerniera” che l’HR gioca quando si presentano situazioni in cui un management,
sempre più orientato al conseguimento di risultati, prende decisioni discutibili
da un punto di vista “etico”.
In queste occasioni l’HR
deve coagualare delle sue strategie per argomentare e orientare le scelte del
management affinché consegua i risultati desiderati e, al contempo, operi
dimostrando la sua attenzione al bene comune dei propri stakeholder (persone, comunità
di riferimento, ambiente, ecc).
E’ proprio in questa
prospettiva di voler dare ai manager HR nuovi spunti di riflessione sui
principi alla base di scelte “etiche”, è stato organizzato l’incontro “Etica
del Lavoro” a cui è stato invitato come relatore p. Natale Brescianini, monaco
benedettino e abate del monastero di Monte Giove (Fano), con trascorsi aziendali.
Queste due dimensioni, spirituale e aziendale, nel tempo hanno trovato in lui
una sintesi, generando delle competenze che oggi mette al servizio di tutti,
sia come coach che come formatore.
Il suo intervento ha preso
spunto da alcuni capitoli della Regola di San Benetto, i cui principi, ispirati
al bene comune, che, a suo dire, mantengono la loro validità ieri come oggi.
Il suo invito, all’inizio
dell’intervento, è stato: diventate Contemplativi! Ci ha spiegato che la radice
di contemplazione è en-optico, ossia guardare dentro, cambiare prospettiva. E’
proprio questa dimensione di cui abbiamo bisogno e proseguendo ce lo spiegato
attraverso riflessioni e aneddoti.
Molte delle indicazioni
presenti nella Regola hanno un parallelismo con concetti di management, come ad
esempio il concetto di Bene Comune, che lo si può assimilare ai concetti di:
win-win, sinergia, relazione e reciprocità. L’altra evidenza è che nella Regola
la persona è posta sempre al centro, non come puro oggetto di attenzione, ma come elemento di una rete in cui ciascuno
da la sua eccedenza, ossia va addirittura oltre quello che prevede la regola.
Tale condizione la potremmo assimilare al concetto di Proattività, caro alle
aziende, che ha in sé l’andare oltre per un qualcosa che serve effettivamente
agli altri, alla comunità, all’organizzazione, ma che non è chiesto.
Parlando del motto
benedettino, che usualmente conosciamo come “Ora et Labora”, ce lo ha formulato
come realmente è, ossia: Ora et Lege et
Labora; poi ci ha chiesto: qual è, secondo voi, la componente più importante di tale motto?
Dopo vari interventi che si concentravano nel posizionare in vario modo i tre
elementi, p. Natale, con semplicità ci ha cambiato drasticamente la prospettiva
rivelandoci che l’elemento più importante è l’“ET”, lasciandoci sorpresi da
tale verità.
Andando verso la conclusione
ci ha parlato di alcune Competenze indispensabili per essere un buon monaco: il
Silenzio e l’Ascolto. Silenzio come “silentium” che è assenza di rumore e
“taciturnitas” che, a differenza del senso che comunemente attribuiamo a questa
parola, vuole dire … amore per la parola.
L’Ascolto come “auscultare”
ossia, sentire, meditare (andare all’essenziale) per decidere e agire.
A conclusione
dell’intervento, per farci comprendere con efficacia il concetto di dono, ha
raccontato la storiella degli 11 cammelli, la cui morale è: quando si dona qualcosa
di sé, di proprio, si è tutti più ricchi.
Queste nostre poche righe
non possono rendere la ricchezza, la profondità degli stimoli ricevuti e
l’apprezzamento dei presenti. Quest’ultimo si è reso manifesto nel tenore vivace
del debriefing che è seguito all’intervento, al quale hanno preso parte alcuni
ospiti invitati in rappresentanza del mondo aziendale ed HR ed i presenti.
A chi ha partecipato
all’evento, il compito di trarre ispirazione dal motto “Ora et Lege et Labora”
per rivedere la prospettiva con cui si è abituati a guardare le situazioni di
ogni giorno, siano esse di vita che aziendali, per tenere conto di qual é il
“Bene Comune” da considerare, bene comune che è la cenerentola di questi nostri
tempi e di cui tutti ne capiscono il valore ma pochi sanno come poterlo
realizzare, HR compresi. (Hector Nardone)
venerdì 19 febbraio 2016
"L'organizzazione davvero eccellente" di Stefano Greco
L'ORGANIZZAZIONE DAVVERO ECCELLENTE - Una citazione di
Alessandro Manzoni (“E’ male minore agitarsi nel dubbio
che riposare nell’errore”) introduce questo libro dedicato in modo prioritario alle
Piccole e Medie Imprese, senza tuttavia escludere concettualmente anche le
Grandi Organizzazioni. Infatti, il comune obiettivo di tutte le Organizzazioni,
pubbliche amministrazioni comprese, è quello di evitare i più
diffusi errori organizzativi che possono compromettere la soddisfazione dei
Clienti, dei Dipendenti e l’efficacia del Management.
Mentre la maggior
parte dei libri del settore si concentra su cosa fare e come farlo, questo si
focalizza invece su cosa evitare di fare al fine di centrare l’obiettivo della
vera eccellenza organizzativa.
Un’Organizzazione davvero eccellente è quella utile, utilizzabile e
desiderabile per chi ci
lavora, per chi ne acquista prodotti e servizi e per l’ambiente. L’eccellenza nelle Organizzazioni, infatti, rischia di rimanere
un’astratta idea-mito se non viene ancorata
alla concretezza delle competenze, alla qualità dei prodotti e dei servizi e soprattutto a prassi manageriali
orientate alla prevenzione di quegli
errori – di cui l’autore ne evidenzia i venticinque più diffusi e nello stesso tempo più pericolosi – che incidono negativamente
su performance e reputazione.
Il manuale è arricchito da una nota operativa per il suo
efficace e pratico utilizzo, da un
capitolo di approfondimento sul tema della psicologia dell’errore e da una riflessione conclusiva sull’importanza del ritorno alla
semplicità organizzativa.
Questo libro rappresenta un’opportunità
culturale per passare dal “Sbagliando s’impara” al “Saperlo prima è meglio”!
Ecco la lista nera degli errori da evitare:
1
L’eccesso di autoreferenzialità,
2 Marketing obsoleto, 3 Informazioni sparse e frammentate
4 Formazione senza progettualità 5 Riunioni perditempo 6 Organizzazione chiusa 7 Passaggi generazionali problematici 8 Ossessione per i costi 9 Creare valore soltanto per gli azionisti 10 Dirigenti che non sanno parlare in pubblico
2 Marketing obsoleto, 3 Informazioni sparse e frammentate
4 Formazione senza progettualità 5 Riunioni perditempo 6 Organizzazione chiusa 7 Passaggi generazionali problematici 8 Ossessione per i costi 9 Creare valore soltanto per gli azionisti 10 Dirigenti che non sanno parlare in pubblico
11 Generare eccessivo turn over 12 Mancanza di una strategia motivazionale
13 Scegliere fornitori
sbagliati
14 Stressare le persone
15 Competere soltanto
nel mercato domestico 16 Orientamento alla produzione senza
produttività 17 Trattare le persone come bonsai
18 Pochi risultati in
molto tempo
19 Comunicazione interna inefficace
20 Apparenza senza
sostanza
21 Alimentare tensioni e paure in
tempi di crisi
22 Ignorare le
caratteristiche degli attuali scenari 23 Lasciare i conflitti irrisolti
24 Irresponsabilità
sociale
25 Sottostimare i costi
da errori
Stefano
Greco
“L’organizzazione
davvero eccellente”,
Franco Angeli, Milano, 2012
domenica 14 febbraio 2016
"Il welfare è in azienda" - La Feltrinelli (Pescara) 12 feb 2016 - photogallery
mercoledì 20 gennaio 2016
LA VIA DELL’ARCIERE di Carlo Pettinelli
Uno degli errori più grandi che
si può commettere è “sentirsi arrivati”. Si sentono o si pensano frasi di
questo tipo: “Nessuno può insegnarmi niente”, “Sono il migliore nel mio campo”,
“nessun corso di formazione può essermi utile”; ed è proprio quando si pensano
queste cose che ormai si è nella “via del non ritorno”… Un bel esempio, contrario a
queste affermazioni, l’ho avuto proprio
in queste ultime settimane nel mio ambiente di lavoro: nell’organizzare una
riunione chiamiamo a dare testimonianza una persona molto competente ed
affermata nel suo campo, vista la sua disponibilità ed entusiasmo a partecipare
lo ringraziamo, e lui risponde così: “Sono io che devo ringraziare voi, perché mi
date la possibilità di imparare ancora…” Una piccola frase ma che raccoglie in
se un grande messaggio: abbiamo sempre tutti occasione di imparare cose nuove
da ogni esperienza che viviamo. Queste cose, in cuor suo, le sapeva
anche Andrea Montesi, il protagonista del libro, ma negli anni è stato animato/educato
da diverse logiche: autorità, profitto, estrema dedizione al lavoro; ne è stato
sopraffatto fino a farli diventare suoi “Valori”. Era diventato un manager
scollato dalla realtà relazionale, sia con i suoi collaboratori, ma anche con
il suo capo e le persone che lo circondavano, un cinico tanto da guadagnarsi il
soprannome di “Squalo”. Una persona da mandare via a calci nel c…. Il suo
aspetto positivo però era la sua elevata competenza tecnica e nel suo campo
oggettivamente era il migliore. Ed ecco perché il suo capo, ed amministratore
della società gli regala (il termine regalare non è casuale in quanto gli
salverà il lavoro, ma gli donerà molto di più…) la sua “ultima occasione”.
Ultima occasione che spesso non si ha nella vita reale e ci si trova a
riflettere sugli errori commessi solo dopo essere usciti da determinate
dinamiche professionali, quando si è costretti a ripartire da “zero”. Andrea, nel suo “per-corso” sulla
Comunicazione, durato inizialmente qualche
giorno incontrerà diversi trainer, che basano spesso i loro insegnamenti su
esperienze vissute nel quotidiano in ambienti diversi: Karen il suo mentore,
Gabriel un prete, Simona la caposala di un reparto in ospedale, e molti altri.
Esperienze diverse che avranno però un unico filo conduttore: la Comunicazione
efficace. Difficile inquadrare il libro in
un genere (forse è questo un errore, cercare di creare sempre delle categorie):
è un saggio, un romanzo, ma anche e soprattutto un libro di formazione e
management. Scritto in modo coinvolgente che ricorda tantissimo un libro
pubblicato negli anni ottanta negli Stati Uniti “L’One minute Manager” di Ken
Blanchard e Spencer Johnson. Un libro, un per-corso che ci
farà entrare in contatto con il nostro “io” sia dal punto di vista
professionale ma che ci farà fare anche qualche riflessione sull’aspetto
personale, e quando avremo terminato la lettura saremo un po’ persone diverse…
Buona lettura. (Dante D'Alfonso)
Scheda del libro “LA VIA DELL’ARCIERE” (ed
Rapsodia) – Può un cinico manager trasformare il suo stile comunicativo in soli
cinque giorni? Andrea Montesi, detto lo Squalo. Direttore Finanza di un gruppo industriale,
non vuole sapere di contenere la sua aggressività in ufficio, tanto meno di
ammorbidirla con un corso di formazione. Semmai sono gli altri ad essere un
branco di idioti arroganti… Tuttavia il rancore dei colleghi e l’esasperazione
del suo capo lo costringeranno a cedere e partecipare ad un misterioso corso
chiamato “La via dell’arciere”. Tra trainer eccentrici ed esperienze
sorprendenti, attraverso la metafora della nobile arte del tiro con l’arco,
Andrea affronterà finalmente le sue paure e i suoi limiti, cambiando per sempre
il suo modo di relazionarsi con gli altri e la sua stessa vita.
L’autore CARLO PETTINELLI – Lavora in un
gruppo industriale italiano dove ha ricoperto incarichi dirigenziali nell’area
Risorse Umane. Attualmente è responsabile della Formazione e Sviluppo Talenti a
livello Corporate. Specializzato in programmazione neuro-linguistica con i
maggiori esponenti internazionali, è un trainer e un life & business coach,
qualificato da più scuole di formazione e certificato PCC (Professional
Certified Coach) dalla International Coach Federation. Appassionato di
comunicazione e crescita personale, collabora con società di consulenza e
aziende come formatore, coach, speaker in convegni. Ha curato l’editing di
alcuni saggi manageriali. La via dell’arciere è il suo romanzo d’esordio
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